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incesto

Lia vuole il cazzone del fratellastro


di bullmarchigiano
30.06.2026    |    5.059    |    3 8.7
"«Ahhh! Jamal! È troppo grosso… mi stai spaccando la figa!» urlò Lia intorno al cazzo di Bruce..."
Lia aveva diciannove anni ed era una ragazza filippina di una bellezza pericolosa: un metro e sessantadue di curve perfette, pelle dorata chiara e setosa che sembrava brillare sotto la luce, capelli neri lunghi e lisci che le arrivavano fino alla vita, occhi grandi a mandorla che trasmettevano innocenza. Il suo corpo era fatto per il peccato: seni piccoli ma sodi e alti con capezzoli scuri che si indurivano facilmente, vita stretta, fianchi morbidi e un culo rotondo, tonico e sporgente che attirava gli sguardi.
Da fuori era la classica brava ragazza asiatica: timida, educata, sempre con un sorriso dolce e un rossore facile sulle guance.
Ma dentro di lei si nascondeva una fame oscura che era esplosa nel momento in cui la madre aveva portato in casa il nuovo compagno nero e, soprattutto, suo figlio Jamal.
Lia ricordava perfettamente la prima volta. Era una sera calda d’estate.
Era tornata a casa prima dal turno al caffè e aveva sentito l’acqua della doccia scorrere. La porta del bagno era socchiusa.
Spinta da una curiosità innocente, si era avvicinata in punta di piedi e aveva sbirciato.
Jamal, ventitré anni, era sotto il getto d’acqua: alto quasi un metro e novanta, corpo muscoloso da atleta, pelle ebano lucida e perfetta che l’acqua faceva brillare. Le spalle larghe, gli addominali scolpiti, le cosce potenti.
E tra le gambe… quel cazzo. Anche da flaccido era mostruoso: lungo, spesso, con una vena prominente e due palle pesanti che pendevano basse.
Il contrasto tra la sua pelle scura e il bianco della vasca era ipnotico.
Lia era rimasta lì, paralizzata, con il respiro corto e un calore improvviso tra le gambe. Non aveva mai visto niente di simile.
Era scappata in camera sua con il cuore che batteva all’impazzata, si era chiusa la porta alle spalle, si era buttata sul letto e si era abbassata i pantaloncini.
Aveva infilato due dita nella figa già bagnata fradicia e si era toccata con furia, immaginando quel grosso cazzo nero che le entrava in bocca, che le apriva la figa stretta. Era venuta in meno di due minuti, mordendo il cuscino per non urlare il nome di Jamal.
Da quel giorno lo spionaggio era diventato un’abitudine pericolosa.
Ogni volta che sentiva la doccia, si avvicinava in silenzio.
A volte lui si insaponava il cazzo e lei lo vedeva diventare mezzo duro sotto le sue mani.
Poi correva in camera, si spogliava completamente e si masturbava per ore: dita, cuscino tra le gambe, addirittura il manico di una spazzola quando il desiderio era troppo forte.
Veniva sempre pensando a Jamal che la chiamava “troia filippina” mentre la scopava senza pietà.

Il senso di colpa era forte.
Jamal era il figlio del compagno di sua madre.
Tecnicamente era il suo fratellastro.
Ma questo rendeva tutto ancora più eccitante.
Si ripeteva che era sbagliato, che era una brava ragazza… eppure ogni notte finiva con le dita dentro di sé, sussurrando “Jamal… scopami con quel cazzo nero”.
Poi era arrivato il colpo definitivo.
Un pomeriggio era tornata prima dal college e aveva trovato sua madre in ginocchio nel salotto, intenta a fare un pompino profondo al padre di Jamal.
Quel cazzo nero era ancora più grosso di quello che aveva visto sotto la doccia: spesso, venoso, che entrava e usciva dalla gola della madre con rumori osceni di saliva e gorgoglii.
Lia si era nascosta dietro lo stipite e aveva guardato tutto, una mano già dentro i pantaloni.
Quando l’uomo era venuto in bocca alla madre, Lia era venuta anche lei, in silenzio, tremando contro il muro.
Da quel momento la sua ossessione era diventata totale.
Non voleva più solo Jamal.
Voleva cazzi neri.
Grossi.
Che la usassero.
Che la riempissero.
Che la facessero sentire piccola, sporca e completamente sottomessa.
Quella sera di sabato, Jamal e il suo migliore amico Bruce erano sul divano a guardare una partita di basket importante. Entrambi alti, muscolosi, pelle ebano lucida. Bruce era leggermente più tatuato e aveva un’aria più arrogante.
Lia aveva passato tutta la sera a sedurre Jamal: shorts di jeans cortissimi che lasciavano metà del culo rotondo scoperto, canotta bianca aderente senza reggiseno, capezzoli che si vedevano chiaramente.
Si sedeva vicino a lui, gli sfiorava la coscia “per sbaglio”, si chinava in avanti mostrando la scollatura, rideva con voce dolce e innocente.
Jamal però restava concentrato sulla partita, trattandola ancora come “la sorellina piccola”.Durante l’intervallo Jamal si alzò per andare a prendere altre birre in cucina. «Torno subito, non cambiate canale.»
Lia rimase seduta vicinissima a Bruce. Il ragazzo era stravaccato, gambe larghe, e nei pantaloni della tuta si vedeva chiaramente un rigonfiamento enorme.
Lia sentì il cuore accelerare.
Si voltò verso di lui con aria timida, mordendosi il labbro inferiore.
«Bruce… non ti dispiace se ti succhio il cazzo, vero?»
sussurrò con voce dolce e innocente, gli occhi grandi che lo guardavano da sotto in su.
Bruce sorrise lentamente, già eccitato dal tono finto-timido di lei.
«No, piccola… non mi dispiace per niente. Anzi, tiralo fuori.»
Lia non esitò.
Si inginocchiò velocemente tra le sue gambe. Gli abbassò i pantaloni e il grosso cazzo nero di Bruce balzò fuori, già completamente duro, lungo, spesso, venoso, con la cappella scura e gonfia.
La pelle ebano contrastava in modo osceno con le mani chiare e delicate di Lia.
«Oddio… è enorme» mormorò lei, prendendolo con entrambe le mani. Lo accarezzò dal basso verso l’alto, sentendolo pulsare caldo.
Poi aprì la bocca e iniziò a leccare il glande, girando la lingua intorno alla cappella scura con devozione.
«Cazzo… sì, leccalo bene, brava» gemette Bruce, mettendo una mano sulla sua testa.
Lia aprì di più la bocca e lo prese dentro. Succhiava con passione crescente, facendo rumori bagnati di saliva, spingendo la testa sempre più giù finché il cazzo nero non le arrivò quasi in gola.
Le guance si incavavano, la saliva colava lungo il membro scuro e sulle sue dita chiare.
Stava succhiando con entusiasmo quando Jamal tornò con le birre in mano e si bloccò.
«Ma che cazzo stai facendo?!» ringhiò, posando le birre sul tavolo.
Lia si tirò indietro solo un secondo, labbra lucide di saliva, un filo che ancora la collegava al cazzo di Bruce.
Guardò Jamal con occhi pieni di desiderio e sfida.
«Volevo te, Jamal… ti ho spiato sotto la doccia tante volte.
Mi sono toccata per ore pensando al tuo cazzo nero.
Mi sono infilata le dita nella figa immaginando che mi scopassi.
Ma tu mi tratti sempre da bambina.
Così ho iniziato con Bruce…»
Jamal rimase immobile, il respiro pesante. Poi il suo cazzo iniziò a gonfiarsi visibilmente.
Si avvicinò.«Piccola troia filippina… hai spiato il mio cazzo sotto la doccia e ti sei segata come una puttana pensando a me?
E adesso succhi il mio amico mentre guardiamo la partita?»
Lia annuì, continuando ad accarezzare il cazzo bagnato di Bruce.
«Sì… voglio i cazzi neri.
Il tuo e il suo. Tutti e due.
Vi prego… usatemi.»
Jamal si abbassò i pantaloni. Il suo membro era ancora più grosso e impressionante: lungo, spesso, con le palle pesanti e scure. Lia lo prese subito in mano, gemendo per il calore e il peso.
Ora era in ginocchio tra i due stalloni neri. Prese il cazzo di Jamal in bocca mentre segava Bruce con la mano.
Poi alternava: succhiava uno, poi l’altro, facendo un pompino doppio osceno. Le labbra piccole e rosa si tendevano al massimo intorno ai grossi glandi scuri, la saliva colava copiosamente sul mento, sulle tette e sui cazzi neri.
Il contrasto tra la sua pelle dorata chiara e quei due membri ebano era volgare e bellissimo.
«Guardala… la sorellina timida che in realtà è una puttana per cazzi neri» rise Jamal, spingendo i fianchi e scopandole la bocca più a fondo.
«Succhialo bene, troia.
Ingoia quel cazzo nero.»
«Fai rumore con quella bocca da asiatica, puttanella» ordinò Bruce, tenendole la testa con forza.
«Succhia le palle, brava.»
Lia gemeva intorno ai cazzi, gli occhi lucidi. «Sono così grossi… mi riempiono tutta la bocca… mi piace da morire il vostro sapore nero… scopatemi la gola… fatemi soffocare con questi cazzi enormi…»
Jamal la fece alzare di scatto.
Le strappò via la canotta e gli shorts, lasciandola completamente nuda.
La spinse sul divano a quattro zampe, proprio davanti alla TV dove la partita era ricominciata.
«Adesso ti scopo questa fighetta asiatica stretta che si è toccata pensando a me per mesi» ringhiò, posizionandosi dietro di lei.
Bruce si mise davanti.
Lia aprì la bocca e riprese a succhiargli il cazzo mentre Jamal le strofinava il glande grosso sulla figa fradicia e poi spingeva dentro con un colpo deciso.
«Ahhh! Jamal! È troppo grosso… mi stai spaccando la figa!» urlò Lia intorno al cazzo di Bruce.
Jamal iniziò a fotterla con forza selvaggia, il cazzo nero che scompariva completamente nella figa chiara e stretta.
Il contrasto era estremo: pelle ebano che sbatteva ritmicamente contro il culo rotondo e dorato di lei.
«Prendilo tutto, troia filippina. Questa figa è fatta per i cazzi neri. Ti sei segata pensando a questo mentre mi spiavi, eh? Dimmi quanto ti piace essere scopata dal tuo fratellastro!»
Bruce le scopava la bocca senza pietà. «Ingoia quel cazzo, puttana. Succhialo mentre ti distruggono la figa.»
Lia era in estasi.
«Mi piace… mi piace tantissimo! Scopami più forte con quel cazzo nero grosso, Jamal! Usami la bocca, Bruce! Sono la vostra troia asiatica!»
Dopo minuti di scopate intense, Jamal uscì e si sdraiò. «Cavalcami, troia. Voglio vedere la tua fighetta che ingoia tutto.»
Lia salì a cavalcioni, si abbassò sul cazzo enorme gemendo forte.
Bruce si posizionò dietro e, dopo aver sputato sul buchetto, iniziò a spingere nel culo stretto.
«Oddiooo! Due cazzi neri dentro di me! Mi state sfondando il culo e la figa insieme!»

La doppia penetrazione fu brutale e perfetta. I due corpi muscolosi e scuri la schiacciavano, il suo corpo minuto e chiaro veniva usato come un giocattolo. Cambiavano posizione di continuo: Bruce nella figa e Jamal nel culo, poi di nuovo Jamal nella figa e Bruce in bocca, poi ancora doppia penetrazione.
Lia veniva senza sosta, urlando sempre più sporco.«Sono solo un buco per cazzi neri! Fottermi più forte! Riempitemi tutta! Usatemi come una puttana filippina da sfondare!»
Alla fine la misero in ginocchio sul pavimento.
Jamal e Bruce si segavano i cazzi lucidi davanti alla sua faccia.
«Apri quella bocca da troia e tira fuori la lingua» ordinò Jamal.
Lia obbedì, bocca spalancata, lingua fuori, occhi supplicanti.
Jamal venne per primo: potenti, densi schizzi di sborra bianca le colpirono la faccia, la lingua, le guance, il naso e gli occhi.
Subito dopo Bruce esplose, aggiungendo getti abbondanti e caldi sulla bocca aperta, sul mento, sulle tette e persino tra i capelli.
Lia era coperta di sborra bianca che colava sulla sua pelle dorata, creando un contrasto osceno e bellissimo.
Deglutì più volte, tossendo leggermente per la quantità, poi guardò i due ragazzi con un sorriso sporco e soddisfatto.
«Grazie… per avermi finalmente usata.
I vostri cazzi neri sono tutto quello che volevo.
La prossima volta voglio che mi scopiate insieme nella figa… e poi mi riempite il culo di sborra mentre mi tenete aperta.»
Si passò un dito sulla guancia, raccolse un po’ di sborra e se lo mise in bocca, succhiandolo con aria provocante.
«Sono la vostra troietta filippina adesso. Ogni volta che volete.»
Jamal e Bruce si guardarono, sorridendo. La partita era ancora in sottofondo, ma nessuno dei tre ci faceva più caso.
La vera partita era appena iniziata.









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